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Estratto da “Una storia comune”

“La gloria s’è stancata di tenere a balia i poeti: ci sono troppi aspiranti.

Una volta la gloria, come una donna, faceva la corte un po’ a tutti: ma ora chi la nota?

O non è mai esistita o chissà dove s’è andata a nascondere!

C’è la notorietà, ma ha escogitato un altro modo di manifestarsi: chi scrive meglio fa soldi, chi scrive peggio no.

Oggi poi uno scrittore come si deve, non sta a gelare e a morire di fame nelle soffitte, quando passa per strada non lo segnano più al dito, come un buffone; s’è capito che il poeta non è una creatura celeste, ma un uomo che osserva, si muove, pensa e fa stupidaggini come gli altri…”

Categorie:Libri
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