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Estratto da”Leonardo La rinascita degli dei” Dimitrij Sergeevic Merezkovskij

“Sui gradini di pietra all’ingresso di una misera casupola era seduta una bimba di circa sei anni, occupata a sgranocchiare un pezzo di pane di segale stantio e una cipolla cotta sulle braci.

Leonardo si fermò, e con un cenno chiamò a sé la piccola.

Questa lo guardò un momento impaurita; poi, evidentemente incoraggiata dal sorriso bonario di lui, gli sorrise a sua volta, scese con precauzione, muovendo cauta i piedini nudi, i pochi gradini viscidi di risciacquatura di piatti, di gusci d’uovo e di avanzi di gamberi, e gli si avvicinò.

Leonardo prese dalla tasca un’arancia candita, accuratamente avvolta in un foglio di carta, una delle tante leccornie che venivano servite a corte e che lui si ficcava in tasca per distribuirle ai piccini che incontrava per strada durante le sue passeggiate.

“D’oro!” esclamò la bimba “una palla d’oro”

“Non è una palla, cara, è un arancia. Mangiala, sentirai com’è buona!”

La piccola non sapeva decidersi, e rimaneva in estatica contemplazione di quella cosa meravigliosa, voltandola e rivoltandola tra le mani.

“Come ti chiami” chiese Leonardo

“Maia”

“Bene, Maia, la sai la favola del gallo, della capra e dell’asino che andavano insieme a pescare?”

“No, non la so”

“Vuoi che te la racconti?”

Intanto con la sua mano morbida e affusolata come quella di una fanciulla carezzava i capelli biondi, finissimi a arruffati della bimba.

“Ecco, allora sediamo qui. Aspetta forse ho in tasca qualche confetto all’anice; vedo che non ti deciderai mai a mangiare quell’arancia d’oro…”

E incominciò a frugarsi in fondo alle tasche.

In quel momento sulla soglia della casupola apparve una giovane donna.

Guardo un istante Leonardo e Maia, fece un amichevole cenno di saluto e sedette sui gradini con la sua conocchia mettendosi a filare

Subito dopo di lei uscì una vecchietta tutta ingobbita, dagli occhi chiarissimi come quelli di Maia: forse sua nonna

Anche lei guardò Leonardo e d’un tratto, come riconoscendolo, giunse le mani in un gesto spaventoso, si chinò verso la giovane donna e le bisbigliò qualcosa all’orecchio ; e questa si spaventò a sua volta, poi balzò in piedi gridando “Maia! Maia! Vieni qui subito!”

La bimba esitava

“Vieni subito qui, canaglia! O vengo a prenderti io”

Spaurita,Maia corse verso i gradini

La nonna le strappò di mano l’arancia dorata e la gettò oltre il muretto nel vicino cortile, dove giungeva il grufolare di alcuni porci

La piccina era scoppiata a piangere, ma la vecchia bisbigliò anche a lei qualcosa all’orecchio indicandole Leonardo e Maia cessò subito di piangere, fissando sull’artista i suoi occhi sbarrati, folli di terrore.

Leonardo volse le spalle, abbassò il capo e si allontanò rapidamente.

Aveva capito che la vecchia doveva conoscerlo di vista, che come tanti altri lo considerava uno stregone e aveva temuto che facesse qualche sortilegio alla piccola Maia.

Si allontanò quasi fuggendo, così turbato che continuava a frugarsi nelle tasche per trovarvi i confetti all’anice ormai inutili, con un sorriso imbarazzato come un ladruncolo colto in flagrante.

Davanti a quegli ingenui occhi terrorizzati di bimba, sentiva il suo isolamento più di quanto non l’avesse sentito il giorno in cui una turba di scalmanati voleva ucciderlo come eretico, più di quanto non l’avesse fatto sentire alcune ore prima in mezzo a quell’adunata di uomini di scienza che ridevano delle sue verità come delle divagazioni di un folle.

Si sentiva lontano dagli uomini come quella solitaria stella vespertina che brillava lassù, nel cielo disperatamente puro.

 

[…] La candela spandeva intorno una luce torbida.

L’unico amico delle sue notti insonni, il gatto, balzato sul tavolo si strofinava contro il suo padrone facendo le fusa.

Attraverso i vetri polverosi la stella solitaria pareva ancora più lontana, ancora più disperatamente solitaria.

Leonardo la guardava, e guardandola si risovvenne degli sguardi di Maia fissi su di lui con quell’espressione di infinito terrore.

Ma ora la cosa non lo intristiva più: nella solitudine aveva ritrovato la calma e la serenità.

Soltanto in fondo al cuore, in un cantuccio che forse lui stesso non aveva esplorato, come una calda sorgiva sotto la spessa crosta d’un fiume ghiacciato, ribolliva una strana sensazione di amarezza simile al rimorso, come se davvero fosse colpevole di qualcosa di fronte alla piccola Maia; come se volesse e non potesse perdonare se stesso

 

 

 

Categorie:Libri
  1. 10/12/2019 alle 2:28 PM

    Dai modi gentili e delicati non si direbbe uno stregone… anche se potrebbe essere solo un modo per ingannare le persone. Tuttavia credo non avesse cattive intenzioni nei confronti della bimba!
    Tra parentesi… Maia è proprio un bel nome 😀

    • 10/12/2019 alle 2:44 PM

      E direi di no, aveva un carattere simile al mio il buon Leonardo Da Vinci 😅
      è un romanzo storico pregevole 😊 passi da firenze a milano a roma e ti imbatti nei Borgia, Machiavelli, Michelangelo, Raffello ..
      Consigliato 😊

      • 10/12/2019 alle 3:27 PM

        Uh, un bel carattere hai, quindi 😛
        Non pensavo fosse proprio quel Leonardo! Sembra interessante 😀 . Intanto, prossimamente volevo trovare “Novembre” di Flaubert

      • 10/12/2019 alle 3:49 PM

        Dipende dai punti di vista 😅
        E forse dovevo mettere il tête-à-tête con (momma) Lisa del giocondo
        Sarebbe stato più chiaro il personaggio 😅

        Ah 😊 fammi sapere gli sviluppi 😁

      • 10/12/2019 alle 3:51 PM

        Uh, ora son curiosa 😮

      • 10/12/2019 alle 3:57 PM

        Si? 😁
        È un bel passo un po’ malinconico …🙃 magari scrivo anche quello, ma ora non posso 😅 ti tocca pazientare un po’ 😁

      • 10/12/2019 alle 4:00 PM

        Certo 😀 io sempre qui sto!

      • 10/12/2019 alle 4:03 PM

        😊

    • 10/12/2019 alle 2:50 PM

      Ah, dimenticavo 😅 Maia è piace anche a me, è proprio un bel nome 😊

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