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Estratto da “I 900” giorni” Salisbury

Sul cancello di ferro del palazzo Sceremetjev in riva alla Fontanka, dove abitava Anna Achamatova, si leggeva, iscritto su un antico blasone, il motto “Deus conservat omnia”

La finestra dell’Achmatova dava sul cortile del palazzo, vigilato da un grande acero i cui rami giungevano sino a lei, frusciando nervosamente durante i lunghi inverni e stormendo gentilmente nel crepuscolo morbido delle notti bianche.

Ora, le foglie scarlatte e dorate dell’acero erano cadute, tappezzando il terreno di colori pastello che un po’ alla volta trasformavano in fango per le piogge autunnali.

Ora, pareva, ad Anna Achmatova, che i neri rami spogli dell’acero si tendessero a lei con più urgenza, chiamandola, dicendole di restare, restare a Pietroburgo.

Anna Achmatova era la regina della poesia russa.

Era, forse, la regina di Leningrado.

Certo, nessun altro aveva un parte maggiore della città nella propria vita, nel proprio sangue, nella propria esperienza: le paure. le speranze, le tragedie, il genio di Leningrado.

Anna non era nativa di Pietroburgo; ma i genitori l’avevano portata nella capitale del Nord, ai bei giradini di Tzarskoje Selo (Puskin), quand’era bambina.

I suoi primi ricordi erano quelli  di “la verde, umida magnificenza dei parchi, i prati dove la mia bambinaia mi portava a passeggio, all’ippodromo dove galoppavano cavallini pezzati , la vecchia stazione ferroviaria”

A Leningrado crebbe, respirando l’aria dei poeti di Puskin, di lermontov, di Derzhavin, di Nekrasov, di Shelley.

La principessa, la futura regina nessun’altra pazzerella, al pari di lei, nessun’altra così allegra, così femminile, così appassionata, così lirica, così romantica, così entusiasta, così scervellata, così russa insomma.

Prima di compiere i cinque anni, parlava il francese.

Frequentò una scuola femminile, studiò legge, studiò letteratura, corse a Parigi, s’innamorò di Modigliani (non sapeva che era un genio, ma sapeva che aveva “una testa da Antonioe occhi che lampeggiavano d’oro”)

Assistette al trionfo parigino del Balletto Imperiale di Diachilev.

Visitò Venezia, Roma, Firenze.

Sposò un poeta, l’amore degli anni di scuola a Tzarskoje Selo, Nikolaj Gumilev, un uomo bruno, brillante, difficile.

Assieme a lui fondo una nuova scuola di poesia, un movimento neoclassico che chiamarono Acmeismo,

Tutto era possibile, e tutto fu sperimentato  la sua vita fu un poema di immagini riflesse in uno specchio, di slitte galoppanti nella neve candida, di calde sere estive nei parchi fronzuti, di salotti, di viali di Parigi, di stelle d’oro.

D’amore.

Di tragedia.

Erano, lo comprese più tardi, i luminosi giorni spensierati, l’ora che precede l’alba.

Non sapeva che ben presto l’ombra avrebbe sfiorato la sua finestra, terrificante, in agguato dietro i lampioni, trasformando l’oro in spregevole ottone.

Ma la mano della tragedia soffocò presto la sua vita.

Anna vide incombere su Pietrogrado durante la guerra  del Kaiser e dello Zar.

Vide la “nube nera sulla Russia in lutto”

Vide la sua Pietroburgo trasformata da una Venezia del Nord in una “granitica città di gloria e sventura”

Alla fine della Prima guerra mondiale, Gumilev le insegnò l’angoscia e chiese il divorzio.

La tragedia si acuì quando nel 1921 affrontò un plotone d’esecuzione bolscevico e fu fucilato come cospiratore bianco.

Gli anni dorati di Tzarskoje Selo erano finiti.

Ora venivano gli anni di ferro e dei molini della Rivoluzione, che macinarono con sempre maggiore violenza finché non calò su di lei il terrore della polizia di Stalin e non spazzò via suo figlio, Lev.

Per diciassette mesi, Anna fece la coda con altre donne davanti alle prigioni di Leningrado, in attesa di una parola sulla sorte del figlio, portandogli da mangiare, portandogli pacchi.

Una volta, una donna in fila dietro di lei, una donna dalle labbra bluastre per il freddo e la paura, le domandò “E questo… potete scrivere di questo?”

“Sì” rispose Anna Achmatova “posso”

La donna ebbe uno strano misterioso sorriso.

Anna Achmatova riuscì, alla fine, a scrivere di quei giorni:

 

Vorrei vederti ora, fanciulla così gonfia di risa?

La beniamina degli amici

L’allegra peccatrice di Tzarskoje Selo?

Vorresti vedere che ne è stato della tua vita?

In fondo a una coda di trecento persone,

Te ne stai davanti alla prigione di Krestij,

E le tue lacrime cocenti bucano il ghiaccio di Capodanno 

 

Nel frattempo, suo figlio era stato mandato in esilio, dove sarebbe rimasto fino alla morte di Stalin, nel 1953.

In quel settembre 1941, la vita di Anna Achmatova andava prendendo un altra piega.

Lasciava Pietroburgo, Pietrogrado, Leningrado.

Settembre volgeva al termine e lei doveva andarsene, ordine del Partito.

L’aereo, uno dei pochi, attendeva.

Già s’era trasferita dal palazzo sulla Fontanka nell’edificio numero 9 di Gribojedov, dove alloggiavano tanti scrittori.

Pavel Luknitzkij fece una capatina a salutarla.

La trovò malata e debole.

Anna uscì dalla buia guardiola del portinaio indossando un pesante giaccone e si sedettero a chiacchierare su una panchina.

Anna Achmatova gli raccontò di come fosse rimasta seduta su una trincea davanti al Palazzo Sceremetjev durante un’incursione aerea.

Stringeva tra braccia un ragazzino, quando aveva udito l’ “urlo del drago” delle bombe e poi un “tremendo frastuono, uno schianto e un crollo”

Tre volte le pareti della trincea avevano tremato e poi era tornata la calma.

Com’era giusto, disse,  che negli antichi miti la terra fosse sempre la madre, sempre indistruttibile.

Soltanto la terra poteva infischiarsene del terrore del bombardamento.

La prima delle bombe cadde due passi più in là, sull’ex istituto di Caterina, ora adattato a ospedale.

Non esplose.

Ma due altre esplosero nei Giardini di Sceremetjev, una all’incrocio di Via Zukovskij e Via Liteinij e una dove abitava lo scrittore Nikolaj Ciukovskij.

Per fortuna lui era al fronte.

Anna Achmatova confessò che le esplosioni l’avevano lasciata debole e affranta.

Un senso di terrore la coglieva, se guardava le donne e i bambini che aspettvano stancamente nel rifugio antiaereo, durante le incursioni – terrore per ciò che poteva accadere loro, per ciò che il destino aveva in serbo.

Il terrore per i bambini di Leningrado non l’abbandonò.

Dall’oasi del deserto di Tashkent, nella quale era stata sfollata ai primi di ottobre, scrisse in memoria di Valija Smirnov, un ragazzino che forse aveva tenuto tra le braccia, un ragazzino che era stato ucciso da una bomba tedesca.

 

Bussa alla mia porta col piccolo pungo e ti aprirò…

Non ti ho udito piangere

Portami un ramoscello di acero 

O semplicemente una manciata d’erba

Come hai fatto la scorsa primavera

E portami una manata di fredda, pura acqua della Neva

E io laverò le tracce di sangue

Dalla tua piccola testa dorata…

 

Deus conservat omnia…

 

 

Categorie:Libri
  1. 06/02/2020 alle 11:20 PM

    Che bello! 😀 mi è piaciuto molto. Commoventi e toccanti le immagini della donna con le labbra blu, quelle dei bambini e delle bombe, immagini che hanno ispirato il cuore sensibile della poetessa.

    “La principessa, la futura regina nessun’altra pazzerella, al pari di lei, nessun’altra così allegra, così femminile, così appassionata, così lirica, così romantica, così entusiasta, così scervellata, così russa insomma.” Bellissima anche questa sua descrizione molto molto umana 😀

    Ma non sapevo che ci fosse qualche legame tra lei e Modigliani! Allora ho cercato su internet e ho letto che per Modigliani lei rappresentò la sua Musa. Modigliani mi è caruccio, anche questa poetessa non mie è da meno, quindi, saperli insieme nel passato, trovo la cosa tenera 😍 meglio di qualsiasi telenovela argentina amorosa 😛 . Di recente proprio pubblicai sul mio fb un dipinto di Modigliani che aveva postato una pagina, con anche la sua biografia interessante… se ti incurioisce, trovi qui il post https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2763635657050377&id=729322623815034

    😀

    • 07/02/2020 alle 9:13 AM

      Immaginavo ti sarebbe piaciuto 😊

      Umana è una bella parola, credo ci stia a pennello 😊
      Io manco conoscevo lei 😅
      Già, sembra quasi uno sceneggiato con loro due che si conoscono nella città dell’amore 😊 certo il marito di lei non sarà stato contentissimo 😅

      In effetti il dipinto assomiglia, confrontando una foto di Anna e la tela, un po’ alla regina di Leningrado 😊
      Pittura bazzico, ahimè, poco, ma sarebbe interessante cercare le rassomiglianze nei vari quadri 🙃
      Sarebbe anche interessante, vista la sua vita movimentata, leggere una biografia di Anna 😊

      • 07/02/2020 alle 9:00 PM

        Eh, forse una volta me la lessi la sua biografia, dovrei andare a rileggermela anch’io 😄 e mi spiace per il marito 😅 forse non era un artista… ahah

      • 08/02/2020 alle 9:04 AM

        Io pensavo proprio a un libro 🙃 cerco se c’è qualcosa

        😂
        Beh, era un poeta 😅 e non di rado i poeti in amore non brillano in quanto a fortuna…

      • 08/02/2020 alle 8:28 PM

        Eh, non saprei nemmeno io, hai trovato qualcosa tu? 👀

        Beh, quanto meno dai loro malamori nascono le poesie più belle 😆

      • 08/02/2020 alle 9:29 PM

        La cosa che ho trovato più vicina all’autobiografia è “distrugga, per favore, le mie lettere” trattasi di una raccolta di lettere di Anna Achmatova 🙃

        Vero, è una delle muse più ispirate …

      • 09/02/2020 alle 1:06 PM

        Non è male 😄

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