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Estratto da “Jakob Wassermann”

“Nell’animo dei diciasettenni c’è una bussola che con il suo ago magnetico – infallibile anche se tremolante – punta verso la perfezione: mi sembra che in questo venga alla luce una pulsione elementare della natura umana, l’istinto originariamente morale che – dicano i meccanicisti quel che vogliono – è innato quanto quello della fame e della riproduzione.

Solo che è più vulnerabile e a rischio: per mimetizzarsi rispetto alla bassezza del mondo ha dunque bisogno di un involucro che lo protegga.

A questa età si è molto più chiusi e inaccessibili di quanto sospettino i migliori educatori.

E non me ne mancano le spiegazioni, se mai qualcuno dovesse chiedermele: alcune sono diventate nel frattempo luoghi comuni, noti a qualunque ciarlatano della psicologia.

Per esempio, l’irrompere della sensualità, il lavoro emotivo e mentale per venirne a capo, il dissidio aperto tra desiderio di libertà e il bisogno di legami affettivi.

Si fa invece poca attenzione alla cosa più evidente: l’enorme peso del mondo che precipita addosso all’improvviso, con forza schiacciante.

Perché non si annuncia gradualmente, non si avvicina poco a poco perché lo spirito si abitui .

Occuparsi di questa materia significa entrare in un terreno sconosciuto, i cui abitanti non solo non parlano la nostra lingua ma mantengono un silenzio ostile.

La loro apparente franchezza non deve indurci a credere che si stiano confidando, il loro simulato interesse verso noi adulti è un complicato sistema di ipocrisie.

La loro sete di sapere è una trappola con la quale ci dissimulano un altro sapere che hanno a priori, un’intuizione del mondo così e ardente che al confronto la nostra conoscenza empirica della vita è come un orticello rispetto a una foresta tropicale.

Certo, è un sapere “non saputo” , se mi perdona il paradosso , dargli un valore pratico è impossibile.

I suoi effetti non sono funzionali, riguardano solo la disposizione mentale e spirituale.

Da questo sapere non si può trarre nessuna utilità per la vita senza che vada persa l’innocenza con la quale sorge e con la quale muore.

E quando dico sapere uso la prima stampella che mi concede la lingua: è piuttosto uno stato di ricettività concentrata, una raffinatissima capacità di rifrazione che nei più dotati dura solo un istante e nella maggior parte si spegne senza lasciare traccia.

Vedo in essa il momento propriamente geniale della vita di un essere umano ancora giovane, la riserva per tutte le prestazioni future.

A rigore non farà più alcuna esperienza, non prenderà alcuna decisione circa il proprio destino, non terminerà alcuna opera che non sia già stata presente in nuce, dentro di lui, in questo istante di altissima tensione.

Categorie:Libri
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