Archivio

Archive for the ‘Poesie’ Category

Letture (quasi) primaverili

11/03/2021 15 commenti

Per la festa della donna Ibs mi regala una maglia da donna che giro prontamente a mia madre; regalo a costo (quasi) 0 😁

I libri:

“Le guerre jugoslave” Joze Pirjevec

“ilman menestyksettä. joulukertomus” Charles Dickens & Collins Wilkie

“Splendore e viltà” Erik Larson

“Madame Sylvandire” Alexandre Dumas

“Pierrette” Honoré de Balzac

“Il vagabondo delle stelle” Jack London

In verità i libri fruibili son 5 e non 6 in quanto l’innominabile, che sembra in finlandese, è in finlandese 🤣

Se cercate nelle varie librerie online vi risulta “in italiano” e il retro in effetti è in italiano, ma il testo interno lo è un po’ meno 😅

Estratto da “Canzoniere” II

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

e ’l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma; e le parole
sonavan altro, che pur voce humana.

Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.

Categorie:Libri, Poesie

Estratto da “Canzoniere”

XXII

A qualunque animale alberga in terra,
se non se alquanti ch’ànno in odio il sole,
tempo da travagliare è quanto è ’l giorno;
ma poi che ’l ciel accende le sue stelle,
qual torna a casa et qual s’anida in selva
per aver posa almeno infin a l’alba.

Et io, da che comincia la bella alba
a scuoter l’ombra intorno de la terra
svegliando gli animali in ogni selva,
non ò mai triegua di sospir col sole;
poi quand’io veggio fiammeggiar le stelle
vo lagrimando, et disïando il giorno.

Quando la sera scaccia il chiaro giorno,
et le tenebre nostre altrui fanno alba,
miro pensoso le crudeli stelle,
che m’ànno facto di sensibil terra;
et maledico il dí ch’i’ vidi ’l sole,
e che mi fa in vista un huom nudrito in selva.

Non credo che pascesse mai per selva
sí aspra fera, o di nocte o di giorno,
come costei ch’i ’piango a l’ombra e al sole;
et non mi stancha primo sonno od alba:
ché, bench’i’ sia mortal corpo di terra,
lo mio fermo desir vien da le stelle.

Prima ch’i’ torni a voi, lucenti stelle,
o tomi giú ne l’amorosa selva,
lassando il corpo che fia trita terra,
vedess’io in lei pietà, che ’n un sol giorno
può ristorar molt’anni, e ’nanzi l’alba
puommi arichir dal tramontar del sole.

Con lei foss’io da che si parte il sole,
et non ci vedess’altri che le stelle,
sol una nocte, et mai non fosse l’alba;
et non se transformasse in verde selva
per uscirmi di braccia, come il giorno
ch’Apollo la seguia qua giú per terra.

Ma io sarò sotterra in secca selva
e ’l giorno andrà pien di minute stelle
prima ch’a sí dolce alba arrivi il sole.

Parafrasi

(Scendere fino alla XXII)

http://petrarca.letteraturaoperaomnia.org/parafrasi/petrarca_parafrasi_canzoniere.html

Categorie:Libri, Poesie

Estratto da “Prometeo liberato” Shelley

02/03/2020 4 commenti

ATTO SECONDO

 

Scena I

È il mattino.

Appare un’amena valle nel Caucaso Indiano

Asia è sola

 

ASIA

Con li aquiloni sei dal ciel tu scesa!

Come uno spirito, sì, come un pensiero, che su impietrito ciglio inconsuete lacrime addensa, e un desolato cuore, a cui il dolce riposo esser dovrebbe, di più frequenti palpiti ricerca!

Tal sei discesa, e t’han cullata i Nembi.

Ed or ti dèsti, Primavera, o figlia de’ molti Vènti!

D’improvviso vieni, come d’un sogno vine la ricordanza, mesto, perché già fu troppo soave; simile a un Genio, simile a la Gioja che sorge come da la terra e veste di nubi d’oro una deserta vita!

 

La stagione, il giorno, il punto è questo.

Giunger con l’aurora e tu dovresti, o mia dolce Sorella.

O desiata troppo a lungo e troppo a lungo attesa, vieni!

Ah come vermi di morte torpon li attimi senz’ali!

 

La punta d’una bianca stella vibra ancor profonda nel mattin di croco che si dilata oltre i pupurei monti.

Traverso veli di vapor che il vento lacera, bujo la rispecchia il lago.

Dilegua!

Ed ecco che rifulge ancora,  come muor l’onda nel perlato cielo si diviluppan le fiammanti fila de la intessuta nuvola.

È sommersa ora!

E là, su que’ culmini, di neve simile a nube incoronati, il roseo raggio del sole tremola!

Non odo musiche eolie da le verdi come il mar sue penne, ventilabro al lume del vermiglio mattino?

(Giunge Pantea)

Io sento, io vedoli occhi che d’un sorriso ardon languente in lacrime, sì come astri che un poco offuschi umido vel d’argentee brine.

O diletta e bellissima, che l’ombra di quell’anima rechi ond’io respiro, come sei lenta!

Il disco aureo del sole dai flutti emerse, ed era il cuor mio grave già di speranza pria che l’aer-senza-orme sentisse le tardive piume !

 

Categorie:Libri, Poesie

“Colascionata Prima” Vittorio Alfieri

Le vicende d’amor strane, ed amare

colla cetra m’appresto a cantare,

non vi spiacciale udir dal labro mio

che sincero dirolle affé d’Iddio.

Voi le provaste tutti, o le sentite,

onde se v’ingannassi, mi smentite

Sventurato è colui ch’ama davvero:

sol felice in amor è il menzognero

Ingannato è colui che non inganna,

e le frodi donnesche ei si tracanna

Amor non è che un fanciullesco giuoco,

chi l’apprezza di più, quant’è da poco!

Eppur, miseri noi, la quiete, e pace

c’invola spesso il traditor rapace

Prina che d’amar, paiono dolci i lacci,

così creder ti fan con finti abbracci.

Cresce dappoi delle catene il peso

a misura che il sciocco resta accesco

E quando egli è ben innamorato

che dura è la catena ha già scordato:

o se la sente ancor, la scuote invano,

ch’allacciata le vien da accorta mano

L’innamorato stolto, un uom si crede

e ch’un uom non è più già non si avvede

Delirando sen va sera , e mattina

e da lui la raggion fugge tapina

Ogni giorno scemando il suo cervello,

già non discerne più, né il buon, né il bello

va gli amici fuggendo , e ancor se stesso

fugge, per non sentir l’errore commesso

Né l’ardisce emendar, piange, sospira

contro il perfido amor, stolto, si adira

La donna, ch’altro vuol ch’aspri lamenti

con rimproveri accresce i rei tormenti:

e nel fiero contrasto ognor più sciocco

l’innamorato sta, come un allocco

Legge in viso ad ognun la sua sentenza

e si rode il suo fren con gran pazienza

la pazienza, virtù denominata

ma specialmente all’asino accordata

L’innamorato almen sembrasse in tutto

al lascivo animal, immondo, e brutto

Spesso lo muove poi fredda pazzia,

quella nera passion di gelosia.

Non sarebbe geloso, o il fora invano,

se palpasse la fronte con la mano.

Anime de’ mariti a me insegnate

per non esser gelose , eh come fate?

Ho capito, di già stufi ne siete,

né sempre invan recalcitrar volete.

Il coniugale amor vien presto a noja,

e nel letto sponsal forza è che muoja

e stuffiarsi pur denno anco gli amanti

di gettare per donna all’aure i pianti .

In somma:

L’innamorato fa trista figura,

quando di farla buona ei s’assicura.

Ognun ride di lui, e n’ha ragione ,

l’innamorato sempre è un gran beccone.

Io finisco col dirvi, amici cari

voi ch’inghiottite ancor bocconi sì amari,

di spicciarvi al più presto che possiate

delle donne che vosco strascinate .

Io già rider vi ho fatto, e rido adesso

delle donne, di voi, e di me stesso

Categorie:Libri, Poesie

La Rosa malata – William Blake

20/08/2018 14 commenti

O Rosa, sei malata!

L’invisibile verme che vola nella notte,

nell’urlante tempesta

Ha violato il tuo letto

di purpurea gioia:

e di te col segreto

cupo amore fa scempio

 

Categorie:Poesie

Thomas Chatterton

05/04/2017 2 commenti

Ma vedi il velo della sera che si addensa

L’azzurro si cambia in oscuro blu

E la natura sembra piangere la morente  vista 

Da se stesso animato il timore striscia silenzioso per l’oscurità 

Sussulta allo stormir di una foglia 

Gira i suoi occhi

Atterisce di orrore quando vede la tomba 

E con i tormenti d’inferno se ne fugge 

I gorgoglianti ruscelli in lamentosi mormorii scorrono 

L’uccello del malaugurio, con incessanti stridi

Fa piegare l’anima a pensieri di malinconia 

E culla la mente in un sogno di contemplazione

Una tetra calma si adagia su tutta la pianura 

La nebbiosa Luna emette un debole chiarore 

Tristo io guardo il colle oscuro e la vallata 

Ovunque mi aggiro, ivi è dolore 

Categorie:Poesie

Canti dell’esperienza – William Blake

L’amore non cerca di compiacere se stesso

Nè di se stesso si preoccupa,

Ma per un altro rinuncia alla propria tranquillità

Ed edifica un paradiso nella disperazione dell’inferno

–———

L’amore cerca di compiacere solo se stesso,

Di vincolare un altro al suo piacere,

Gioisce per la perdita dell’altrui tranquillità,

Ed edifica un inferno per dispetto al paradiso 

Categorie:Libri, Poesie

James Thomson

“Salve,mitemente piacevole solitudine!

compagna del saggio e di chi è buono

Tuo è il balsamico soffio del mattino

al primo nascere della rosa sotto la rugiada

Ma specialmente quando le scene della sera decadono

e l’indistinto passaggio si dilegua

tuo è l’incerto soave declino,

e tua quell’ora migliore del meditare…”

Categorie:Libri, Poesie

George Gordon Byron

Non vagheremo più così

Indugiando nella notte fonda

Anche se il cuore è parimenti preso d’amore,

e come allora risplende la luna.

Poiché la spada logora la guaina.

e l’anima il petto consuma,

e il cuore esige una pausa per respirare,

e l’amore stesso per il riposo sospira

Categorie:Poesie

Nikolaus Lenau

I

Vedi il sol che là scompare
mentre stanco il giorno posa,
e sé i salci abbandonare
tutti all’onda silenziosa?

Sfuggir devo l’amor mio.
Sgorga, o lacrima, dal ciglio.
Vien dai salci un mormorio,
fra le canne va un bisbiglio.

Nei miei cheti, grandi mali,
tu, o lontana, irraggia lene,
chiara qual fra giunchi e salici
nella sera irraggia Venere.

II

È lo stagno senza un brivido

e la pia luna vi posa
intrecciando ai serti viridi
delle canne smorte rose.

Su quei colli cervi stanno
nella notte alto a guardare,
come in sogno tra le canne
s’alza a volte frusciar d’ali.

L’occhio mio di pianto è grave
e del cor nel piú segreto
va un pensier di te, soave
come a notte prece cheta.

Categorie:Poesie

Alfred Tennyson

Inosservato il ramo del giardino ondeggerà

Fluttuando cadrà il tenero fiore

Il faggio, privo d’amore, si farà bruno

L’acero si consumerà in fiamma

 

Non amato, il girasole, nel suo pieno splendore

Diffonde raggi fiammanti dal disco di semi

E l’insieme delle rose nutre

Con spezie d’estate l’aria pulsante

 

Finché dal giardino e dai campi incolti,

Spira un alleanza nuova,

E di anno in anno, la natura

Diviene familiare al bimbo straniero;

 

E intanto di anno in anno il bracciante coltiva

La terra di sempre, o pota la radura;

E di anno in anno il ricordo di noi sbiadisce

Dalla cerchia tutta delle colline

 

 

Categorie:Poesie

Samuel Taylor Coleridge

Desideri mi attraversavano la mente allientandola appena,

E pochi miseri malinconici piaceri,

Nella pallida luce dell’algida speranza,

Lievi le ali argentando, volarono via silenti

Falene ai raggi di luna!

Categorie:Poesie

Voltaire “A Mme du Châtelet”

« Si vous voulez que j’aime encore,
Rendez-moi l’âge des amours ;
Au crépuscule de mes jours
Rejoignez, s’il se peut, l’aurore.

Des beaux lieux où le dieu du vin
Avec l’Amour tient son empire,
Le Temps, qui me prend par la main,
M’avertit que je me retire.

De son inflexible rigueur
Tirons au moins quelque avantage.
Qui n’a pas l’esprit de son âge,
De son âge a tout le malheur.

Laissons à la belle jeunesse
Ses folâtres emportements.
Nous ne vivons que deux moments :
Qu’il en soit un pour la sagesse.

Quoi ! pour toujours vous me fuyez,
Tendresse, illusion, folie,
Dons du ciel, qui me consoliez
Des amertumes de la vie !

On meurt deux fois, je le vois bien :
Cesser d’aimer et d’être aimable,
C’est une mort insupportable ;
Cesser de vivre, ce n’est rien. »

Ainsi je déplorais la perte
Des erreurs de mes premiers ans ;
Et mon âme, aux désirs ouverte,
Regrettait ses égarements.

Du ciel alors daignant descendre,
L’Amitié vint à mon secours ;
Elle était peut-être aussi tendre,
Mais moins vive que les Amours.

Touché de sa beauté nouvelle,
Et de sa lumière éclairé,
Je la suivis ; mais je pleurai
De ne pouvoir plus suivre qu’elle.

Categorie:Poesie

Elizabeth Browning

La fede di una donna sappi attrarre
Con nobiltà, come a cosa alta si addice;
Con coraggio, ne andasse della tua vita-
Lealmente, senza arretrare

Fai che esca dalle stanze festose
E a vederla sia il cielo stellato,
A guardarla siano le tue parole di amore vero
Estranee a false lusinghe.

Categorie:Poesie

A proposito della pioggia..


Gabriele D’Annunzio


LA PIOGGIA NEL PINETO




Taci. Su le soglie


del bosco non odo


parole che dici


umane; ma odo


parole più nuove


che parlano gocciole e foglie


lontane.


Ascolta. Piove


dalle nuvole sparse.


Piove su le tamerici


salmastre ed arse,


piove su i pini


scagliosi ed irti,


piove su i mirti


divini,


su le ginestre fulgenti


di fiori accolti,


su i ginepri folti


di coccole aulenti,


piove su i nostri volti


silvani,


piove su le nostre mani


ignude,


su i nostri vestimenti


leggieri,


su i freschi pensieri


che l’anima schiude


novella,


su la favola bella


che ieri


t’illuse, che oggi m’illude,


o Ermione.




Odi? La pioggia cade


su la solitaria


verdura


con un crepitío che dura


e varia nell’aria


secondo le fronde


più rade, men rade.


Ascolta. Risponde


al pianto il canto


delle cicale


che il pianto australe


non impaura,


nè il ciel cinerino.


E il pino


ha un suono, e il mirto


altro suono, e il ginepro


altro ancóra, stromenti


diversi


sotto innumerevoli dita.


E immersi


noi siam nello spirto


silvestre,


d’arborea vita viventi;


e il tuo volto ebro


è molle di pioggia


come una foglia,


e le tue chiome


auliscono come


le chiare ginestre,


o creatura terrestre


che hai nome


Ermione.




Ascolta, ascolta. L’accordo


delle aeree cicale


a poco a poco


più sordo


si fa sotto il pianto


che cresce;


ma un canto vi si mesce


più roco


che di laggiù sale,


dall’umida ombra remota.


Più sordo e più fioco


s’allenta, si spegne.


Sola una nota


ancor trema, si spegne,


risorge, trema, si spegne.


Non s’ode voce del mare.


Or s’ode su tutta la fronda


crosciare


l’argentea pioggia


che monda,


il croscio che varia


secondo la fronda


più folta, men folta.


Ascolta.


La figlia dell’aria


è muta; ma la figlia


del limo lontana,


la rana,


canta nell’ombra più fonda,


chi sa dove, chi sa dove!


E piove su le tue ciglia,


Ermione.




Piove su le tue ciglia nere


sìche par tu pianga


ma di piacere; non bianca


ma quasi fatta virente,


par da scorza tu esca.


E tutta la vita è in noi fresca


aulente,


il cuor nel petto è come pesca


intatta,


tra le pàlpebre gli occhi


son come polle tra l’erbe,


i denti negli alvèoli


con come mandorle acerbe.


E andiam di fratta in fratta,


or congiunti or disciolti


(e il verde vigor rude


ci allaccia i mallèoli


c’intrica i ginocchi)


chi sa dove, chi sa dove!


E piove su i nostri vólti


silvani,


piove su le nostre mani


ignude,


su i nostri vestimenti


leggieri,


su i freschi pensieri


che l’anima schiude


novella,


su la favola bella


che ieri


m’illuse, che oggi t’illude,


o Ermione.

La poesia non sono tra le mie preferenze ma questa mi piace Sorriso … non scriveva malaccio il mio omonimo A bocca aperta

Categorie:Poesie